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Diario
12 novembre 2004
Kindu e Nassiriya
Nel pomeriggio di oggi alla Stele di Kindu, che a Roma sul viale dei Cavalieri di Vittorio Veneto (angolo via Romeo Romei) ricorda il drappello dei tredici aviatori italiani massacrati da ribelli nel Congo ex belga mentre svolgevano una missione umanitaria di pace per conto delle Nazioni Unite, saranno deposte due corone di alloro, una portata dal Ministero della Difesa e una dal 19° Municipio.
Subito dopo a Villa Mozzanti si svolgerà un incontro sul tema “Missioni di pace”. “La Stele giaceva in uno stato di deplorevole abbandono”, ci ha detto Grazia Passeri, Presidente dell’associazione “I diritti civili nel 2000” , che con la FIDAPA – Roma Tevere ha promosso e organizzato la manifestazione commemorativa “e si rese necessario aprire un fronte di costruttiva polemica con le autorità competenti, ma poi la zona fu sanata. Il tragico episodio di Kindu deve essere ricordato e sottolineato per il grande rilievo anche attuale che esso riveste, perché nei quaranta e più anni che ci separano da Kindu, nel corso di cento interventi si concretizzati i compiti e il significato degli interventi militari per costruire un mondo libero e rispettoso dei diritti umani. Una fatalità ha voluto” prosegue Grazia Passeri “che proprio lo stesso 11 novembre del massacro di Kindu abbia visto anche il massacro di Nassiriya”.
Abbiamo sentito anche Silvio Pergameno, già Presidente dell’Associazione, il quale ha sottolineato come “questo percorso al livello internazionale ha delineato un tratto saliente della storia della seconda metà del secolo ventesimo, nella quale si è venuta riscoprendo quella fratellanza tra i popoli che aveva animato i patrioti del nostro Risorgimento come quelli ungheresi, polacchi, greci, tedeschi lotta per conquistare la libertà contro i tre oppressivi imperi di Austria asburgica, Russia zarista e Turchia ottomana e contro la Prussia degli Bunker. Si riscopre oggi cioè la patria dell’apostolato mazziniano, come elemento essenziale di un mondo che aspira a una sempre maggiore unità.”
“La patria” prosegue Pergameno “è il sentimento che ci lega alla terra dei padri, un sentimento che forse è rimasto sepolto nel fondo dei nostri cuori per gli avvenimenti della seconda guerra mondiale e nella seconda medtà del secolo passato perché schiacciato da altre urgenze. Oggi l’attacco alla nostra civiltà ce ne restituisce l’esigenza: lo abbiamo visto nella composta immagine con cui abbiamo saputo piangere i morti di Nassiriah: gesti semplici, un fiore, una veglia, una bandiera, un lume acceso: la consapevolezza di essere stati colpiti. La patria, su cui negli anni novanta si è di nuovo discusso con autorevoli e sensibili interventi, non poteva però rinascere da riflessioni a tavolino: essa andava ritrovata nella realtà dei corso storico, nella durezza e nella tragicità degli scontri; andava riscoperta in una dimensione nuova, che la spogliasse dei degradi del passato. Oggi la patria è consapevolezza, responsabilità, coraggio di fronte ai compiti che ci stanno di fronte e si pone come sentimento comune di tutti gli europei, come abbraccio, in particolare, ai nuovi arrivati di Polonia, Ungheria, Rep. Ceca e a tutti gli altri che oggi entrano nella nostra comunità”.
“La seconda metà del secolo ventesimo” aggiunge “ha portato anche a costruire una nuova misura dell’intervento militare. La seconda guerra mondiale ha registrato la direzione materiale di intere anzioni, il massacro di milioni di civili. Oggi la guerra, se proprio non se ne può fare assolutamente a meno, è “umanitaria” non solo negli scopi, ma anche nei mezzi e nelle modalità e si cura soprattutto l’esigenza di limitare le perdite al minimo e di soccorrere le popolazioni di essere presenti nei territori occupati per il tempo più ristretto possibile e di aiutarne le popolazioni sul piano materiale e nella comprensione degli scopi. E’ un complesso di rapporti che hanno reso necessario l’abbandono dell’esercito di leva per creare eserciti professionali, nel più alto e consapevole significato del termine (altro che mercenari!). Del resto il patriottismo giacobino e la leva di massa avevano percorso tutto lo spazio possibile ed erano finiti nel tradimento dei loro stessi principi. Nelle nuove Forze Armate del nostro paese la consapevolezza di questo nuovo quadro storico politico è ormai un dato acquisito: per questo i soldati di Nassiriah dicono di voler restare fino a quando sarà necessario”.
Pergameno conclude osservando che “oggi che si discute tanto di valori e di ristrutturazione etico-politica della comunità, non si può non riferirsi a un’Italia che, con le sue peculiarità e tradizioni, si senta parte dell’Europa e dell’Occidente: è il senso di una comunità che si fonda sulle libertà, sui diritti civili, sulla persona dell’individuo, sui limiti dello stato e del potere in genere di fonte alla coscienza del singolo, sulla stessa consapevolezza dei rischi che la difesa di questi principi reca in sé e non meno della necessità di espandere questi principi fin dove essi si stanno rivelando un’esigenza attuale e concreta degli altri popoli, come accade con le avanguardie nel Medio Oriente. I valori in politica non rappresentano solo momenti identitari, che riguardano il passato, sono soprattutto spinte all’azione che animano una comunità che si proietta verso il futuro e su questo si rende responsabile”.
red.
| inviato da il 12/11/2004 alle 16:31 | |
3 ottobre 2004
Perdona loro...
Chissà perché ascoltando la voce di Simona Torretta dalla scala del Campidoglio, mentre partecipava alla cerimonia organizzata dal Sindaco Veltroni, veniva naturale paragonarla a quella della zingarella, carica di orpelli d’oro, che da anni sulla metropolitana recita la sua cantilena implorando un aiuto per i suoi fratellini senza pane e intercedendo Dio per dare pace e misericordia. Veltroni ne ha subito approfittato per continuare nella costruzione della sua candidatura di “rappresentante unico” del composito magma fatto di buonismo, salotti cultural-militanti e opere pie. Storace – non da meno – a coprire elettoralmente l’altra metà del “generone” romano, si è affrettato a far celebrare una messa di ringraziamento da Monsignor Fisichella, alla quale sembra che parteciperà solo la mamma di Simona ma non la figlia perché, forse, d’altra parrocchia. Come i pendolari sulla metro, dopo poco tempo, assistono ormai soltanto infastiditi alla spudoratezza delle geremiadi della questuante, così sono bastati due giorni perché da una simpatia generalizzata per le due ragazze si sia passati alla consapevolezza di trovarsi di fronte a persone offuscate da uno pseudo-altruismo estremo e fanatico, che ne distorce completamente la percezione della realtà. Il vero altruismo dovrebbe essere generalizzato e non strumentale all’affermazione delle proprie idee e alla criminalizzazione di chi non la pensa allo stesso modo, come emerge dall’elogio dei terroristi rapitori e dalla condanna aprioristica della coalizione alleata. È singolare che si critichi e condanni la pretesa di esportare la democrazia e poi si creda che una volontà benefattrice, ostentata e propagandata, non produca a sua volta una profonda ferita alla dignità di chi soffre. Il pacifismo che ha eletto le due volontarie ad eroine della causa compie un ulteriore oltraggio, nel momento in cui non riesce ad effettuare una separazione netta fra lo stato di sofferenza del popolo iracheno e le azioni terroristiche. Con questo appiattimento si trascina tutto il popolo iracheno nella barbarie del terrorismo e gli si nega la possibilità di raggiungere il suo bene con altri mezzi che non siano la violenza sanguinaria. La vicenda del rapimento delle due volontarie ha, inoltre, dato luogo al consueto festival di dietrologie. L’on. Mussi annuncia un’interrogazione sulla presunta lista di spie, che sarebbe stata stesa dalla Cia e finita – chissà come – nelle mani dei rapitori. La sinistra in genere ha come postulato che il male debba, per forza, provenire dalla parte a lei avversa. Una volta sposata la causa dei resistenti iracheni, ogni loro possibile azione malvagia deve essere originata dal “nemico”, in questo caso i servizi americani. Dietrologia per dietrologia, si potrebbe paradossalmente dire che le volontarie lavoravano davvero per la cosiddetta “resistenza” irachena; oppure che il loro rapimento, a base di dolcetti, regali e pentimenti, sia stata un’azione svolta in famiglia per realizzare una pressione più efficace del movimento pacifista sul governo italiano, al fine di ottenere il ritiro dall’Iraq. Difatti l’azione continua, magari anche in Parlamento cercando di coinvolgere, obtorto collo, il resto della coalizione di centro-sinistra.
Luigi O. Rintallo
| inviato da il 3/10/2004 alle 15:32 | |
16 settembre 2004
Giovanardi pensiero / Una pena al giorno
"Esistono fonti di cellule staminali alternative da quelle ottenibili dagli embrioni - ha affermato il ministro per i rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi -, la ricerca sulle staminali adulte rappresenta il futuro più promettente della nostra ricerca scientifica". C’è da sperare che sia così, dal momento che la ricerca sulle cellule staminali embrionali, ritenuta da larga parte del mondo scientifico molto promettente, è stata vietata dalla legge 40 del 2004, rendendo quindi impossibile un reale confronto tra i diversi settori della ricerca. Alle rassicuranti certezze del ministro rispondiamo citando un piccolo passo del rapporto della Commisione Dulbecco del 2000: “Il potenziale di applicazione terapeutica della ricerca sulle cellule staminali è effettivamente di notevole interesse e potrebbe condurre a una vera e propria rivoluzione in medicina, superiore persino, nei suoi effetti sulla salute della gente, a quella rappresentata dalla scoperta degli antibiotici”. Se le cose stanno davvero così, vietare interi filoni di ricerca per i quali, tra l’altro, potrebbero essere utilizzati gli embrioni soprannumerari, altrimenti destinati alla spazzatura, significa cancellare speranza per milioni di malati. La Commissione individuava infatti nella ricerca sulle cellule staminali embrionali ottime prospettive, diverse da quelle offerte dall’utilizzo delle cellule adulte, e per questa ragione sottolineava “la necessità - che trova un vasto (anche se non unanime) riscontro nella comunità scientifica internazionale - di non escludere pregiudizialmente nessun settore di ricerca”. Non conosciamo le competenze del ministro Giovanardi in materia di ricerca scientifica, ma di certo saremmo più tranquilli se le stesse affermazioni provenissero dal mondo della scienza e della ricerca invece che da chi, per combattere un referendum che contrasta con le sue legittime visioni personali, è arrivato a paragonare ai nazisti coloro che la pensano diversamente da lui e che si stanno democraticamente battendo per permettere a tutti i cittadini di esprimere il proprio giudizio.
Alessandro Di Tizio
| inviato da il 16/9/2004 alle 19:0 | |
7 settembre 2004
Pericolo, un uomo in mare! Salviamolo? No, multatelo!
È uscito "Stupidario Parlamentare", quindicinale edito sul portale Internet dell'associazione Aduc; curato da Donatella Poretti, responsabile dell'ufficio stampa dell'Aduc, è un osservatorio sui lavori nelle Istituzioni in Europa, con particolare attenzione al Parlamento italiano e a quello europeo, con tutti i documenti integrali.
Mentre Camera e Senato hanno ancora il cartellino "chiuso per ferie" appeso fuori dal portone, spostiamo l'attenzione a quello che viene prodotto dalle sempre attive amministrazioni locali.
E visto che abbiamo nominato le vacanze, per associazione di idee pensiamo al mare. Avete già la lacrimuccia al pensiero della spiaggia e dei bagni che vi siete fatti in agosto, e ora siete tornati a lavorare? Non sempre il mare e il bagno sono un bel ricordo. Possono, infatti, essere un pericolo mortale, come è successo a Marina di Pisa lo scorso 21 agosto. Un giovane per salvare due bambini, in pericolo per il mare mosso, è annegato. Una tragedia.
Di fronte alle tragedie e alle emergenze, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è bene mantenere sangue freddo e agire con calma. Lo consiglia anche il bagnino del Bagno Maria. Invece, l'amministrazione comunale di Pisa ha deciso di correre ai rimedi producendo un'ordinanza degna di qualche film comico con Charlot inseguito dai poliziotti.
La bandiera rossa, quella che indica mare pericoloso e divieto di balneazione, già esistono, ma come scrive il sindaco nell'ordinanza è "insufficiente a scoraggiare l'ingresso in acqua" (forse perché è un'ordinanza di Livorno?). E siccome in un tratto della costa ci sono delle correnti particolarmente pericolose, in attesa di eliminarle, da quì al 30 settembre (?!), verrà multato chi decide di sfidare la bandiera rossa.
L'idea è questa. Quando la protezione civile valuta che il mare sia particolarmente pericoloso e venga previsto vento forza 4, si issa la bandiera rossa sui pennoni. A questo punto scatta l'allarme, la protezione civile allerta la prefettura e le associazioni di volontariato - croce rossa, misericordia, ecc - queste a loro volta allertano i volontari, che "muniti di megafono e fischietto" vengono inviati "a presidiare i punti concordati e a pattugliare" la zona precedentemente suddivisa.
I pattuglianti "dovranno far presente a chiunque sia in atteggiamento di entrare in acqua" non che è pericoloso, per scoraggiarli. No, devono dirgli che è vietato. Se fanno "resistenza", cioè insistono e dall'atteggiamento passassero ai fatti – con il bagno, ad esempio - allora, non devono chiamare il bagnino, ma gli "agenti della forza pubblica per la contestazione dell'eventuale violazione". Insomma, per la multa: da 100 a 1.000 euro.
Riprendiamoci da questa scenetta accelerata, in cui si vedono i vigili, i carabinieri e la polizia sul lungomare, trascinati dai pattuglianti con fischietto e megafono, che inseguono i bagnanti per redigere un verbale in flagranza di reato. Fermiamoci e riflettiamo: la multa, la sanzione amministrativa, è stata pensata non solo come punizione, ma anche come deterrente. E allora una multa di 100-1000 euro potrebbe essere un buon deterrente per uno che sta rischiando di morire annegato?
Ipotesi n.1: se è uno che vuole suicidarsi, non lo crediamo proprio.
Ipotesi n.2: se invece è uno che non sa che sta rischiando di morire, forse ricevere questa semplice informazione, sarebbe un deterrente più convincente.
Torniamo invece al momento in cui il bagnante decide di gettarsi in acqua, nonostante la bandiera rossa, il megafono e il fischietto. Arriva il vigile richiama il bagnante a riva per la contestazione.
Ipotesi n.1: il bagnante, immagina l'ordinanza, esce dall'acqua, va sotto l'ombrellone, prende i documenti, si fa fare il verbale, lo mette dentro il portafogli, ringrazia e se ne va a casa. Oppure - come nei casi di divieto di sosta, oramai la macchina ce la lascio - ora mi rituffo, tanto la multa l'ho già presa!
Ipotesi n.2: il bagnante non esce dall'acqua, e scappa per evitare la multa. Se poi viene risucchiato da qualche corrente, l'ordinanza non specifica che sia quello il caso in cui la multa è massima pari di mille euro. Ovviamente a pagarla saranno gli eredi.
(www.aduc.it)
| inviato da il 7/9/2004 alle 13:26 | |
26 agosto 2004
Cellule staminali / Lettera di Alessandro Frezzato ai direttori dei quotidiani italiani
Caro Direttore, è normale e giusto che una legge finalizzata a disciplinare un ambito di ricerca e di cura molto promettente e in positiva e rapidissima evoluzione, ottenga come risultato quello di gettare nello sconforto proprio i milioni di persone che da quelle cure potrebbero trarre giovamento? Non esagero, parlo con cognizione di causa. Sono uno studente di filosofia ventenne, affetto da distrofia muscolare: sono una delle dieci milioni di persone che, secondo il rapporto della commissione scientifica Dulbecco, è vittima di malattia degenerativa e che potrebbe concretamente sperare nei risultati della ricerca sulle cellule staminali embrionali che la legge 40 del 2004 proibisce drasticamente. In questo sono affratellato alle migliaia di coppie sterili cui la nuova legislazione sulla procreazione assistita nega l’accesso a cure e trattamenti efficaci e da anni utilizzati. Nella mia lotta contro questa legge le ragioni di interesse e quelle ideali coincidono. In me il “malato” e il militante politico sono purtroppo la stessa cosa. E proprio per questo sono molto preoccupato non solo dalla legge, ma anche delle sorti della campagna di raccolta firme sul referendum abrogativo della legge 40/2004, lanciata dall’Associazione Luca Coscioni e da Radicali Italiani. Ora la situazione della campagna referendaria non è molto positiva e i tempi che abbiamo a disposizione sembrano non essere sufficienti per raggiungere la soglia delle 500 mila firme, indispensabili per la convocazione del referendum: per questo chiedo a tutti - a partire dai responsabili dei partiti contrari a questa legge - di aiutarci più concretamente a raccogliere le firme; e facciamo appello ai cittadini, perché con un gesto semplice come una firma, si mobilitino per riaprire una partita politica che altri vorrebbero drammaticamente chiudere.
Alessandro Frezzato (alessandro.frezzato@libero.it) Membro del Consiglio Generale dell’Associazione Luca Coscioni Redattore di Nuova Agenzia Radicale e Quaderni Radicali
| inviato da il 26/8/2004 alle 11:25 | |
22 agosto 2004
Narni: ancora roghi per Giordano Bruno
Nei primi anni Venti, la statua di Giordano Bruno che campeggiava di fronte alla Cattedrale di Narni veniva nascosta dal regime fascista; ancora oggi, nonostante le promesse del sindaco, la statua del filosofo bruciato sul rogo giace impolverata nei sotterranei del Municipio di Narni. Il busto bronzeo raffigurante Giordano Bruno fu commissionato allo scultore Salvatore Buemi nel 1910, per festeggiare il cinquantenario della liberazione di Narni dallo Stato Pontificio. L’idea era quella di rendere, nel contempo, omaggio ad un uomo divenuto simbolo della libertà di pensiero per aver coraggiosamente affrontato il rogo nel Febbraio del 1600. L’effige venne posta su un basamento sorretto da due colonne provenienti dai sotterranei dell’ex-convento di San Domenico, che all’epoca di Bruno fu la sede narnese del Tribunale dell’Inquisizione. Lo sguardo e l’indice del busto erano rivolti verso la Cattedrale di Narni, quasi ad indicare simbolicamente i “colpevoli” della sua morte. Con l’avvento del Ventennio fascista, la statua venne abbattuta perché considerata dal regime come un invito alla rivolta contro la tirannia, il dogmatismo e ogni forma violenta e arrogante di coercizione. L’effige fu dapprima relegata in un magazzino e quindi confinata nel sottoscala dell’atrio del Palazzo comunale di Narni, dove ancora oggi giace. Eppure, dopo decenni di battaglie condotte da repubblicani, socialisti e radicali per la riesposizione del busto, sembravano essersi aperti alcuni spiragli di luce nel Novembre del 2003, quando il sindaco di Narni, Stefano Bigaroni, ha deciso ufficialmente di riportare alla luce il busto. Ma, come era facile immaginare, dopo circa dieci mesi la promessa non è ancora stata mantenuta. La battaglia viene portata avanti in Consiglio dall’assessore DS Gabriella Tassi, che però deve fare i conti con l’opposizione della Chiesa e delle forze politiche di ispirazione cattolica, Margherita compresa. “Ci spiace constatare che ancora oggi - afferma un comunicato del Circolo Ernesto Rossi di Terni - a quattrocento anni di distanza dalle fiamme ecclesiastiche che bruciarono il corpo di Giordano Bruno rendendone eterne le idee, persistano ancora atteggiamenti di netta intolleranza in chi ipocritamente ritiene che la religione sia vuoto strumento di opportunismo politico e non seria e motivata scelta di fede. Noi radicali, tenaci e intransigenti assertori della lotta nonviolenta contro ogni tipo di sopraffazione, crediamo che il ricollocamento all’aperto del busto - se non nel posto originario (come avremmo voluto), dove “l’eretico per eccellenza” potrebbe ancora rivelarsi fonte di “turbamento” per qualche cattiva coscienza clericale - almeno in un luogo realmente pubblico e visibile, possa e debba costituire motivo di festa cittadina per tutti, nessuno escluso, e di riflessione sugli innumerevoli “roghi” cui ancora oggi è condannato chi professa la libertà di pensiero”.
Luca Martinelli
| inviato da il 22/8/2004 alle 18:16 | |
9 agosto 2004
Aborto / Gentile e Sirchia pensano sia un piacere? Perché non consentono la Ru486?
Un ticket sull'aborto, per le donne che possono pagarlo e per chi è recidiva; questa la proposta che il senatore Antonio Gentile, di Forza Italia, presenterà a settembre al ministro della Salute, Girolamo Sirchia. Così l’agenzia AdnKronos dà la notizia. "La legge 194 è una legge dello Stato che ognuno di noi laicamente rispetta e la cui introduzione ha rappresentato anche la fine di un vergognoso mercato clandestino - afferma Gentile in una nota - ma è opportuno ripensarne l'impatto in termini di costo e di prevenzione dell'aborto". "Pensiamo di poter presentare a settembre - annuncia - un lavoro al ministro Sirchia per l'introduzione del ticket per le fasce sociali abbienti e per chi è recidivante". L'idea spiega Gentile è "quella di applicare dopo la prima interruzione volontaria di gravidanza un ticket del 50% e di rendere a totale carico della paziente ogni intervento successivo". Anche perché, sostiene il senatore azzurro, "ci sono casi di donne che hanno abortito 5 o 6 volte e non si tratta certo di situazioni di degrado sociale". Secondo Gentile, questi "sono esempi di incredibile e grave leggerezza che costituiscono un grave rischio per la donna, assumono contorni etici inaccettabili e producono costi ingiusti per la collettività". Gentile ricorda come "ogni interruzione volontaria di gravidanza costi 2-3 mila euro allo Stato in un settore, quello della sanità, che oggi non riesce ancora a garantire degna assistenza a tanti ammalati". E ritiene perciò che il provvedimento "riporterebbe la discussione sulla prevenzione e sul ruolo dei consultori, in molti casi veri e propri templi di burocrazia, e aiuterebbe a capire il valore della contraccezione, ancora oggi non pienamente compreso". Non è mancata la pronta risposta del ministro della Salute Girolamo Sirchia che ha giudicato positivamente la proposta del senatore Gentile. Riferisce l’agenzia AGI: "Sirchia ha anche detto oggi di ritenere possibile una revisione della legge 194 sull'aborto per valutarne, dopo tanto tempo, sia gli aspetti positivi sia quelli negativi". "Bisogna evitare che l'aborto venga usato come metodo anticoncezionale", ha aggiunto il ministro della Salute. La proposta avanzata dal senatore di Forza Italia Antonio Gentile prevede il pagamento di un ticket del cinquanta per cento del costo dell'intervento per l'interruzione di gravidanza per le fasce sociali abbienti e per chi è recidivo. "Non dubitavo del fatto che il mullah Sirchia - ha risposto polemicamente il radicale Daniele Capezzone - avrebbe gradito la proposta di ticket sull'aborto. Del resto, quando il Ministero della Sanità sembra retto da talebani, c'è da attendersi questo ed altro. Quel che mi sorprende, se non altro, sono i toni. Ma come fa il Ministro a parlare di aborto come metodo contraccettivo? Davvero pensa che le donne si divertano ad interrompere una gravidanza? Davvero immagina che sia felice chi si trova nelle condizioni di prendere una decisione così drammatica? Piuttosto, si faccia saltare il blocco (valido solo per le donne italiane, in Europa) della Ru486, e si apra grande campagna informativa sulla contraccezione. Da ultimo, una domanda. Dopo la legge sulla fecondazione, dopo il no al divorzio breve, dopo il caos sulle coppie di fatto, dopo la telenovela-Darwin nelle scuole, dopo il superministero antidroga, dopo il ticket sull'aborto, a quando la repressione penale della masturbazione?".
red.
| inviato da il 9/8/2004 alle 13:34 | |
6 agosto 2004
Quaderni Radicali 86 in edicola da sabato con Il Riformista
Il numero 86 di “Quaderni Radicali”- luglio-agosto 2004 , che attraverso la diffusione nelle edicole veicolata da un accordo con il quotidiano “il Riformista” raggiunge ora un pubblico più ampio e diversificato, è stato presentato ieri, giovedì 5 agosto, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati. Ha illustrato il numero, che sarà in edicola da domani, sabato 7 agosto, il direttore di “Quaderni Radicali” Giuseppe Rippa, alla presenza dell’Ambasciatore della Turchia in Italia, Necati Utkan. Questo numero di Quaderni Radicali” è infatti in ampia parte dedicato alla questione, sulla quale verrà presa una decisione a dicembre, dell’apertura o meno di negoziati con la Turchia che ha chiesto di entrare a far parte dell’Unione Europea, quale Stato Membro a pieno titolo. «Si tratta di un fatto di portata storica e dalle rilevanti implicazioni strategiche per l’Europa – ha affermato il Direttore di “Quaderni Radicali” Giuseppe Rippa – sulla quale si ha scarsa conoscenza, con la conseguenza che nel merito prevalgono valutazioni e giudizi preconcetti, spesso anacronistici e fuori della realtà, fortemente condizionati da retaggi culturali vecchi di secoli, quali quelli di attribuire alla Turchia, moderna e laica, stereotipi di una visione in chiave di Impero Ottomano o di “feroce Saladino». «Con questo numero – ha proseguito Giuseppe Rippa – “Quaderni Radicali” intende riempire un oggettivo vuoto di conoscenza sul problema, fornendo, in primo luogo agli operatori dell’informazione, ai decisori politici e all’opinione pubblica, gli elementi cronologici ed oggettivi della questione, che non si è posta all’improvviso, ma è frutto di un lungo processo evolutivo finalizzato a tale scopo, che ha avuto inizio nel luglio del 1959, a breve distanza di tempo dalla firma del Trattato di Roma, istitutivo delle Comunità Economiche Europee». Proprio al fine di favorire una presa di coscienza realistica della questione e una conseguente decisione informata e consapevole, “Quaderni Radicali” ha in programma una serie di altre iniziative sull’argomento, quale un seminario di studi dedicato agli operatori politici ed a quelli dell’informazione, che dovrebbe svolgersi a fine di settembre dopo la pubblicazione di un primo documento di valutazione da parte dell’Unione Europea. Invitato a prendere la parola, l’Ambasciatore Necati Utcan ha ringraziato per l’iniziativa, che ha giudicato fondamentale per colmare le lacune di conoscenza reale della questione. Entrando nel merito l’Ambasciatore ha richiamato l’attenzione sul fatto che la maggioranza delle argomentazioni addotte contro l’ammissione quale Membro a pieno titolo della Turchia nell’Unione Europea, abbiano valenza formale drastica, ma siano prive di effettivo spessore sostanziale. Tra queste, ad esempio, la discriminante dell’appartenenza geografica, in quanto la Turchia prevalentemente non è un Paese geograficamente europeo. Ma la Turchia non è neppure un Paese del Nord, e non ha le sue sponde bagnate dall’Oceano Atlantico eppure fa parte, e per decenni è stato un riferimento cardine, del Trattato dell’Atlantico del Nord. Gli aspetti di scelte di campo e di valori culturali di fondo, trascendono e sono prevalenti su quelli meramente tecnici di natura geografica, sia per l’appartenenza alla NATO sia, in analogia, per la futura auspicata ammissione a pieno titolo nell’Unione Europea. La presentazione del numero 86 di “Quaderni Radicali” si è conclusa con gli interventi di Silvio Pergameno, che ha illustrato la lunga tradizione della rivista nel campo degli approfondimenti culturali e del dibattito scientifico ed accademico sui più importanti argomenti di attualità, e di Turi Vasile, che ha parlato delle concrete iniziative a sostegno e a promozione della cultura, quali la rubrica di racconti inediti, che intende valorizzare un genere letterario importante, anche perché palestra di più ampi cimenti, quali il romanzo.
Giorgio Prinzi
| inviato da il 6/8/2004 alle 20:24 | |
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